L'ostacolo è lo strumento che valida il percorso
Da sempre, nella storia, chi ha portato innovazione ed è poi giunto al successo, è stato inizialmente profondamente ostacolato.
Solo chi ha ricevuto spinte da manipolazione, persuasione e potere ha avuto rapido accesso all'opinione pubblica ed è emerso rapidamente, imponendosi.
Lo ha fatto giocando su leve emotive quali paura, frustrazione, malessere, nella maggior parte dei casi utilizzate ad arte per ottenere rapidi consensi.
Per chi studia comunicazione è facile scovare ove si nascondono i tranelli per portare adepti ad una causa.
Chi invece porta innovazione profonda, segnando la storia, viene deriso, ostacolato, spesso emarginato ed addirittura, negli anni addietro, ucciso dall'ignoranza imperante.
Chi è riuscito, nonostante tutto, ha dovuto conoscere profondamente il contesto in cui agiva, facendo in modo di conviverci quasi serenamente, perché sebbene fosse in antitesi rispetto alle sue idee era il contesto dominante e per emergere doveva imparare a farlo secondo le regole del sistema.
È un po' come imparare a surfare.
L'errore che fanno in troppi è quello di mettersi contro il sistema, come nei più celebri film americani.
Scelta poco intelligente, poiché anche quantisticamente il termine contro con tutte le sue leve emotive non fa altro che creare contrasti.
È come prendere la tavola da surf e dato che si vuole cavalcare il mare e non si è d'accordo sul fatto che lui possa affogarci, prendiamo le onde di punta.
Vince lui.
È più forte.
E così vince la vita, strutturata su secoli di contrapposizioni.
Quindi, chi sente di essere un rivoluzionario, deve imparare ad esserlo in modo malleabile, intelligente, oculato.
Deve imparare a surfare il mare delle opposizioni, fino a che non siano loro, con la loro spinta, ad elevarlo lassù, sopra l'onda più alta.
Passandovi, prima, attraverso, restando focalizzato, in equilibrio, pronto ad essere spinto su, come mai prima d'ora.
Stefano Scialpi